"STRAGE" DI CAPODANNO - Tutte e sette le persone sono morte per la stessa causa durante i primi tre giorni del 2011. Nella provincia di Saitama una donna di 66 anni è morta lunedì, un giorno dopo essersi semi-strangolata con una torta di riso durante una festa di Capodanno in una sala giochi di Kawaguchi ed essere stata ricoverata in ospedale. A renderlo noto è stata la polizia, che ha fatto anche sapere che nella città di Saitama un uomo di 75 anni è morto lunedì dopo avere mangiato una torta di riso nel suo appartamento.
SOFFICE E APPICCICOSO - E' costituito da riso glutinoso tritato per ottenere una pasta chiara, soffice e appiccicaticcia che è poi lavorata in una tipica forma tondeggiante. Molto diffuso in Giappone, è di solito mangiato durante tutto l'anno, sebbene sia un dolce caratteristico in particolare del Capodanno giapponese. Secondo la tradizione, il mochi è realizzato in una caratteristica cerimonia detta mochitsuki: in questa pratica il riso, dopo essere stato messo a bagno e poi cotto, è triturato nel tipico grande mortaio da due persone che lavorano ritmicamente.
CROSTATA LETALE - Ma le persone rimaste soffocate dal mochi non sono l'unico caso in cui i cibi dolci si sono rivelati letali. Nel febbraio 2008 la sfida goliardica tra "divoratori di dolci" a Swansea, città del Galles meridionale, si è trasformata in una tragedia. Adam Deeley, 34 anni, è rimasto soffocato da 5 fette di dolce ingoiate nello stesso momento. Mentre nell'agosto scorso un ragazzo di 16 anni, è morto a San Giovanni Rotondo (Foggia) dopo avere mangiato in un ristorante un gelato non adatto alle sue condizioni di salute. Oltre ad essere affetto da celiachia, quindi intollerante al glutine, era anche allergico a vari alimenti, compreso il grano. Ma invece di un gelato speciale, ordinato dai suoi genitori, gliene è stato servito uno comune che ne ha provocato la morte.
IL CASO DI LEOPARDI - Ma persino il poeta Giacomo Leopardi sarebbe morto per colpa dei dolciumi: a ucciderlo sarebbe stata una scorpacciata di confetti. A sostenerlo è lo studioso sorrentino Nicola Ruggiero, che ha sostenuto che Leopardi "era diabetico, ma golosissimo. L'ultima sera di Leopardi, il 13 giugno 1837, cadeva Sant'Antonio, onomastico di Ranieri. Per l'occasione, furono portati in casa svariati cartocci di confetti cannellini di Sulmona; Leopardi ne mangiò un chilo e mezzo, e morì la mattina successiva per coma diabetico".
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